Pluffete!

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Nonostante il cuore che batte, il numero di respiri, le cose che ho osservato e quelle che ho lasciato andare, quelle che ho ferito, che ho ingoiato e amato, nonostante le lacrime, i colori e la poesia di cui sono stato arteficie ho capito troppo tardi quale ricordo conserverà di me il mondo. Non che la cosa mi ferisca più di quanto non abbiano fatto già altre, è che ti chiedi se saperlo in anticipo risulta essere un privilgio rarissimo o solo un momento di crudeltà gratuita, fine a se stessa. Una fastidiosa amara consapevolezza che lascia perplessi, quasi sbigottiti. Io? Ma proprio io? Dovrebbero smettere di brillare le stelle e cadere nel buio, niente più risate, niente più vita per chi resta. Senza di me nulla ha più importanza. Poi ti spiegano che non è così, che forse esisti per capriccio, il tuo occupare spazio a volte è sconveniente, e ti ritrovi ad essere un ospite non gradito. Mi perdo in questo oceano, vado alla deriva e mi lascio cullare verso la fine, Gabrio non esiste più, non è mai stato importante. Peccato, era tanto buono, come si chiamava? Ma poi un così bel ragazzo. Nel fiore della vita. Ecco si, ricordatemi così. |

Navigo da solo in questo oceano sconfi_nato male e talvolta sono terrorizzato
da contrari VENTI

Amico mio sei l’unica cosa che mi somiglia davvero,
una delle poche che considero normali. Fai tu. Fate voi.
Mille e mille fate che volano, si torgono ed esplodono in fiori di luce.

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