Fuoco dal profondo

Un giorno questo bimbo accese un fuoco enorme, forse lo fece intenzionalmente ma sul momento non capì la portata di quello che stava accadendo quasi gli esplose tra le mani, tutto si infiammò in un istante. Si incendiò per primo il cuore poi fu il momento dei polmoni, della gola, sangue, occhi e i suoi pensieri. Certo gli era capitato altre volte di bruciarsi ma se l’era sempre cavata con qualche cicatrice più o meno dolorosa. Le cicatrici servono per ricordare. Come insegnamenti acri.
Ma stavolta rimase a farsi divorare perché si accorse che era quello che aveva sempre cercato fin dalla sua nascita e forse anche da prima: una fiamma profonda e brillante che lo divorasse. Tutto in lui era fuoco, tutto fiammeggiava e si struggeva. Tutto ardeva scaldandogli le vene. Lui pensava ogni istante a quel fuoco e sentiva che il fuoco pensava a lui in ogni istante. Si perse, si fece rapire da quel calore. Sembrava capire il senso della vita: era il fuoco.
Ma un giorno il fuoco impazzì, iniziò a pulsare e a voler bruciare qualsiasi cosa, si allargò senza cura come se il bimbo non fosse abbastanza per lui, come se bruciarlo non fosse sufficiente, poco importante. E il bimbo per proteggersi decise di seppellirlo. Lo ricoprì con tanta terra usando lacrime e afflizione, cordoglio. Disillusione. Fece una specie di collinetta. Pianse tanto. Tante volte. Amareggiato e dolorante il bimbo si allontanò e crebbe diventando un uomo. Non cercò mai più quella collinetta, i rimpianti furono sostituiti prima da rabbia e contrizione poi da consapevolezza e luce. Le lacrime si asciugarono, divenne più forte, più spietato, più compassionevole e come sempre più solo. Distante.
Stanco ma sollevato all’idea che prima o poi avrebbe fatto pace definitivamente con tutto proseguì il suo cammino. “In fondo non mi sono meritato questo dispiacere”. Diventò vigoroso e tenace. E fu felice.
Passarono gli anni e un giorno l’uomo passò proprio sul luogo dove aveva seppellito il fuoco e vide la collinetta. Si chiese se almeno quelle fiamme avessero lasciato spazio a cenere o a carbone e si inginocchiò per smuovere un poco la terra. Scavò per curiosità e con orrore scoprì che c’era calore. Poco sotto la superficie ardeva una brace rossa e luminosa ancora potentissima infatti appena smosso il suolo esplose una vampata che serpeggiò quasi fino a lambire la faccia dell’uomo. Egli ne fu stupito ma questo ardere poderoso non lo turbò, conosceva la natura del fuoco e ne conosceva il comportamento. Sapeva che consumare lui o qualche altra cosa per il fuoco non faceva alcuna differenza. Lo ricoprì con alcune manciate di terra e sorrise allontanandosi. Lui nel frattempo era diventato fuoco. Un grande fuoco che scaldava, che illuminava e che irradiava energia gli altri.
Era finalmente diventato un Sole.