Micamimanca

ECCO IL MIO MARE
1460 giorni senza mare.
35040 ore senza entrare nell’acqua salata.
2101400 minuti senza le onde.
Anche quest’anno penso “si ma il prossimo anno ci vado“.
Mi manchi vecchio mio.

καρδία


« Ora cos’altro hai da dire? Che recriminazioni hai da fare stavolta? »

« Beh sono attonito al momento. Sono confuso »
« Come sempre! Sei sempre confuso. »
« No stavolta non ce la faccio, il dolore mi fa contorcere e tu cerchi di uccidermi ancora.. »
« COSA COSA COSA? COSA CAZZO STAI BLATERANDO? »
« Hai capito, sai benissimo di cosa parlo. »
« AH questa è bella! Questa è bella davvero!!! TU CHE RIMPROVERI ME? DA NON CREDERE. Piangi sempre, gemi e ti gonfi come se niente fosse successo in questi anni. Come se non avessi imparato. Come se non ricordassi. »
« Non è mio compito ricordare. »
« E GIÀ SBAGLI, l’etimologia di ricordare è re-cordis riportare nel cuore. Nemmeno conosci il tuo nome. »
« Per te è facile il tuo nome deriva da Gavri’el cioè “essere forte”. Non sono tutti forti sai? »
« Facile? Sai cosa vuol dire seguire qualcuno che non sa dove va, che viene ferito, umiliato e ingannato sempre? »
« Eppure sentivo che anche tu nel seguirmi eri felice. »
« Ero molto felice ma sapevo che era l’ennesima bugia. Io non ti ho mai lasciato solo, quando si ama non si lascia da solo il proprio amore. Mai. Per nessun motivo. Devo difenderci dalla tua illusa gioia. Fosse stato per te avresti aspettato la nostra fine pieno di amore. Felice mentre tutto cadeva in pezzi. Eri felice quando ti ho portato ovunque? Quando ti ho fatto vedere cose immense, cose incredibili che la maggior parte delle persone nemmeno nota e tu che hai fatto? Hai pianto e hai capito? Ci hai trascinato nello sconforto e nella mortificazione. Qui servi a pompare sangue. Solo sangue rassegnati. »
« Tua madre ti disse che l’amore fa girare il mondo, non ricordi? »
« IO RICORDO benissimo, tu non ricordi! Per te sono tutti istanti. Passano anni e sono istanti. Ti ho lasciato nutrire come un padre amorevole fa col figlio, ho lasciato che tu sbagliassi ancora. E ancora. E ancora. Senza dire nulla. Ti ho rispettato. Ho lasciato che t’illudessi di nuovo, ho lasciato che tu tenessi questi bagliori come giocattoli e ho aspettato che tu crescessi. Ora basta! »
« Ma io.. »
« NON C’È un io, c’è solo un noi continui a non capire che non sei solo. Tu ami e noi paghiamo le conseguenze. Come un bimbo capriccioso e stupido. Rispondi tu a una mia domanda: sei stato amato quanto tu hai amato? »
« Alcuni mi hanno amato anche di più di quanto ho amato io. »
« Giusto, escludi la famiglia. Dimmi sei stato amato quanto tu hai amato? »
«.. »
«.. »
« No. »
« La tua natura è amare, conosci solo l’amore, se il solo strumento che possiedi è un martello, vedrai in ogni problema un chiodo e così non vedi l’egoismo, la cattiveria, la orribile mancanza di rispetto che tutti Ci elargiscono con grande generosità. Dimmi non sei stanco? »
« No non sono stanco, l’hai detto tu è la mia natura amare. »
« La tua natura è amare ma non è la tua natura non essere amato! »
« Mi dispiace ho sbagliato ancora ma non riesco a smettere di piangere. Io non ci riesco a smettere di amare. Ti ho trascinato di nuovo nel buio totale. Ti prego perdonami. »
« Non è il mio compito perdonare. Il mio compito è difendere. »
« A chi devo chiedere perdono? Di chi è il compito di perdonare? »
« Scherzi? Davvero non lo sai? »
« Non lo so. Di chi è il compito di perdonare? »
« È compito tuo. Solo tuo. »

 

E insomma ero a lavoro 03.34 quando tutto diventa attutito e oscuro penso che questa serata è lunghissima. Una settimana di autentico supplizio, mal di testa, stanchezza dentro le ossa, volti, tette, culi, monchi a perditad’occhio. Gentaglia. Vicino alla cassa prendo un elastico e lo scaglio distratto sul bancone di pelle nera finta e appare il simbolo dell’infinito. Resto sorpreso ma faccio finta di nulla. Ritento il lancio e ancora il simbolo dell’infinito!
QUALCOSA NON VA.
Afferro l’elastico lo getto in alto a circa 1 metro e ricade ballonzolando accanto alla calcolatrice assumendo di NUOVO la forma dell’infinito.
Shock!!!
Vorrei farlo vedere a tutti. Passa tanto tempo, sono inquieto, controllo le persone e ripenso a quell’elastico. Che sia un messaggio infradimensionale? Una forma simbolica. Non voglio credere a queste cose e proseguo la serata, cammino, penso, bevo acqua. Guardo vicino alla cassa ogni tanto e vedo l’elastico sempre in quella torsione. Sempre l’infinito. Non capisco.
Guardo l’orario.. 03:34.
Diom..

Eppur mi stupisco ancor..

È incredibile come ancora riesco a stupirmi di come le persone mi stupiscono nonostante la mia convinzione che nulla mi stupisce più. Ho sentito una tizia dire ad un tizio “ero stanca quindi ho smesso di amarti, troppe discussioni” Ma ma ma ma ma comecome comeeee????? HAHAHHAHAAH Come dire “avevo fame poi ho scelto di indossare le ciabatte invece degli stivali” sembra un’offesa dentro un insulto :)))
Etimologia di STUPIRE dal latino STUPÈRE portato alla 4a coniug che vuol dire star fermo, immobile, stordito, restare attonito. Si esatto è come essere attonito. Come vedere una tazzina di caffè sospesa a mezz’aria. No parecchio di più.
Cerco e trovo che l’etimologia di STUPIDO è la stessa radice di STUPIRE quindi è restare attonito, stolto, senza senso, duro a capire, inutile, trascurabile. Sono uno stupido perché mi stupisco. Sono duro perché non capisco.
E mi cadono le braccia. Come la Nike. Avrà sentito una cagata pure lei.

Senza vergona proprio.

SCENA V.

ROSSANA
Quei cari e folli suoi
detti…. voi….
CIRANO
No!….
ROSSANA
La voce di quella notte, voi!
CIRANO
Io vi giuro di no!
ROSSANA
Vostro il cuore!
CIRANO
Non mio!
ROSSANA
Voi mi amavate, voi!
CIRANO
No, no: l’altro; non io!
ROSSANA
Voi mi amavate!
CIRANO
No!
ROSSANA
Il tono è già mutato!
CIRANO
No, no, mio caro amore, io non vi ho mai amato!

 

Sipario chiuso tutti a casa.