Pillola Nera.

Che non scade.
Insapore.
Anzi dal sapore zuccherino e speziato.
Magari di cedro o ginger o mirtillo.
Piccola. Che scende giù facile.
Velocissima.
Un interruttore.
Mettiamo caso che arrivi un dolore improvviso, qualcosa di innominabile, di ingestibile. Qualcosa che ti annienta e che fa perdere il senso di tutto. Di definitivo. Per cui non vale più la pena.
O che arrivi una condizione fisica irreparabile e alienante che ti porti ad un oblio decisivo.
Una pillola senza giudizio che non ti dia il tempo di ripensarci.
Blister.
Apri ingoi e il gel si spande.
Magari come l’alcol, prima brucia leggermente poi si dissolve.
Inizia a girare tutto e viene sonno.
Click. Alla base del collo, come un’asse di legno che si spezza, un rumore armonico.
Fragorosamente elegante.
All’apparenza una decisione crudele ma direi più simile ad un arcangelo con gli occhi di fiamma che ti soccorre sulla soglia dell’inferno. Ti salva prima della pazzia e dell’angoscia perpetua.
Possiilità, scelta, decisione, karma.. tutte parole che si svuotano davanti alla pillola nera. C’è solo l’ultima ciambella di salvataggio, “ROMPRE IN CASO DI DANNAZIONE DEVASTANTE”, un gesto dignitoso. Di grande coraggio davanti al tormento. Che ti lascia integro non sfigurato da smorfie.
Il decoro, la decenza, la compostezza e la compassione.
La vita è un dono dicono.. hum quindi quando regali qualcosa a qualcuno lui ne farà che cazzo vuole senza rendere conto a un Dio o no?
Tutti, arrivati a un certo grado di consapevolezza dovrebbero avere la propria pillola nera da tenere sempre con se, custodita con enorme gelosia. Discernere con contegno la propria fine.
Deglutire l’ultimo infinito attimo di libertà.

Ex suocere – In Horreis Conderentur

E insomma un giorno chiamo e chiedo “G vengo a trovarti? Se ti va ci prendiamo un caffè”..”mi farebbe molto piacere”.
Vado.
La mia ex suocera resta una persona con la quale ho fatto un bel pezzo di strada e nonostante non si possa prescindere dalle amarezze della vita quando hai voluto bene a qualcuno, il bene rimane per forza. E a me fa piacere parlarci.
È una donna d’altri tempi, filiforme, artista, capelli bianchissimi, molto educata. Bellissima. Ha modi aristocratici.
Prendiamo un caffè in una stanza piena di legno profumato e quadri opachi, sono stupito della sua lucidità nonostante vada per i novanta, resta cristallina e lineare. Garbata e raffinata, sempre. Ha il solito sguardo furbo che ti buca. Guarda di lato come se frugasse nella memoria e dice perentoria che questo mondo non le interessa più che c’è troppa brutalità e cattiveria. Questa cosa mi stupisce e mi fa riflettere: lei ha avuto l’occasione di vivere più mondi e di vedere tante realtà diverse per questo sono perplesso.
L’ho sentita raccontare della seconda guerra mondiale, delle porcate dei tedeschi e delle bombe che gli americani con generoso altruismo sganciavano su Firenze e che coi suoi occhi di bambina, vedeva lampi e luci coloratissime e chiedeva a sua madre “Ma c’è una festa all’orizzonte? Ci andiamo?”.
Ha visto cose che io nemmeno immagino eppure dice che questo mondo fa cacare.
Che lei non ci vuole stare qui.
Non so che dire, faccio la tara a un’anziana che si lamenta o ci rifletto un attimo?
La bacio, la saluto ringraziando e torno a casa.
Mi resta una grande impareggiabile amarezza perché qui manco io ci voglio stare.

Merdopoli

Quante cazzo di volte ho visto frotte di genti urlare e animarsi di rabbia per un nonnulla?
Sciocchezze agonistiche, quisquilie politiche, bazzecole filosofiche, minuzie culturali.
E tutti a urlare per una sgazigliona? Gaglioffi artefatti, trasecolo quando vi miro girandolare nel poco.
La vostra smargiassite bislacca merita una ramanzina frusta che apostrofa “Che v’è amici?”
Il vostro minuzio, inezio e sciocchezzuolo punto di vista si dissolve al opimo ragionareristico mio.
Sovente vi dardeggio con zaccherelle. Senza salamistrare ci mancherebbe.
Avete obnubilato il vero, dimenticato il probo luogo donde siete giunti? Siate duttili perdindirindina!

La mia facondia preconizza e vi abbacini al “Amico basta panzane, stai a merdopoli che cazzo ti scaldi?”
Ma perdinci.

🦈

“Lo squalo non possiede un sistema urinario proprio, espelle le sostanze di scarto dalla pelle, quindi risulta che i tessuti delle sue carni siano intrisi di particelle di urina che gli conferiscono un nauseabondo retrogusto ammoniaca”

In pratica se prendo uno squalo e lo strizzo esce piscio.
Ogni giorno imparo qualcosa di importante.