Auto_testa_mento


Sono stupefatto di cosa sono diventato.
Non me lo sarei mai aspettato da me.
Quando ero piccolo pensavo “da grande sarò forte, sarò invincibile” e invece sono vinto. Gabrio da Vinci. Venni. Vidi, Vinsi.. anzi Persi. Eccome.
Quante cose mi hanno sconfitto, quante battaglie perse.
Ho perso amici, amori, familiari, lavori, chiavi, portafogli, la strada di casa, la verginità, le parole, numeri di telefono, treni..
Sono destinato a perdere tutto.
Alla fine perderò anche la dignità cagandomi nelle mutande ma sarebbe carino se me ne accorgessi un attimo prima così mi autotermino. O forse mi viene il rincoglionimento però lo vorrei a sprazzi così quando mi rendo conto vado in una collina e mi lascio morire su un prato.

“Dov’è andato a finire Gabrio?”
“Lascia stare si sarà perso per l’ennesima* volta.”

Sursum Corda!

I gladiatori erano addetti a divertire il popolo.
I legionari a vincere a qualsiasi costo.

Un gladiatore cercava la singolarità, esaltando il proprio io.
Il legionario viveva per il compagno accanto, dava la vita per la propria squadra.

Il gladiatore brama la propria fama.
Il legionario la gloria di Roma.

Mister No

Ora. Un nemico dell’Uomo Tigre era tale Mister No.
Aveva una maschera con dentro una palla di metallo.
Naoto Date lo prendeva a pugni e lui nulla.
Rimbalzava. Era elastico.
E non si scomponeva.
Non sentiva nulla di nulla.
Sembrava un enorme testa di cazzo.
Un enorme gommoso fallo.
Un gigantesco cattivo dildo che non ascoltava.
Non ragionava.
Niente pensieri.
Come facevano ad essere così premonitori i cartoni giapponesi?
Sono circondato da Mister No.